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Una liceale appassionata al reale

Laura Bevilacqua

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September 08

THE FAMILY MAN



Giudizio sul film: “The family man”

Questo film mi ha molto colpito perché mi ha fatto rendere conto di cose molto importanti, o meglio me le ha fatte rivedere, perché ne ero già a conoscenza (oltre al fatto che Nicolas Cage ha uno sguardo da paura!!!). E’ la storia di un uomo che sostiene di avere tutto ciò di cui ha bisogno, uno di quei ricchi che ha già “tutto inquadrato” e ha uno stile di vita invidiabile, quasi perfetto. Ma anche lui sente una mancanza, la mancanza di vivere la vita con una pienezza. Infatti, si può dire che lui viva per il lavoro, essendo un importante dirigente della Wall Street. Sente la mancanza dell’amore nella sua vita, l’amore di una moglie bella, l’amore dei figli, degli amici. Gli manca la bellezza che è originata dall’amore. D’un tratto incontra un uomo (bello questo dettaglio – tutti siamo salvi grazie ad un incontro…) che lo catapulta in quella che sarebbe stata la sua vita se avesse fatto delle scelte diverse. In effetti la vita di Jack come la mia è tutta uan trama di incontri! Si ritrova in un letto con la moglie e la bava di un cane, e poco dopo arrivano i bambini, e i suoceri… anche se non è la vita che lui avrebbe desiderato, e cioè con tanti soldi, con tutta la gente ai suoi piedi, comincia a prenderci gusto. Cerca anche di portare la sua vecchia vita nella nuova, cercando un lavoro che potesse fargli più possibilità, ma poi si rende conto (grazie alla moglie) che la sua vita è già bella così. Al momento in cui capisce ciò, non vuole più addormentarsi perché sa che al suo risveglio tutto tutto tornerà vuoto come prima e si mette in movimento per trovare la donna che sarebbe stata sua moglie. Sulla mia vita ha avuto un impatto interessante, perché anche io penso sempre “fosse se avessi fatto così invece che… la mia vita sarebbe migliore”, sto sempre a rimuginare sul passato senza poi godermi il presente, così butto il presente rimpiangendo sempre il passato che ho già buttato. Quando succede così mi accorgo di vivere una non vita e cerco sempre la dimensione più vera delle cose. Accadono giorni che hanno solo il sapore del rimpianto, e certi altri invece che straboccano di bellezza.

Penso che dopo aver visto questo film avrò un atteggiamento diverso nei confronti della realtà!
 

 




August 25

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August 21

Puro e disposto a salir a le stelle

Questa sera ho avuto molti pensieri. Nè positivi, nè negativi. Ho visto ben 2 stelle cadenti! Le stelle mi emozionano, mi fanno rendere conto di quanto è grande il cielo, di quanto è grande Dio e di quanto invece io sia piccola (e presuntuosa). Non credo a tutte quelle fandonie sull'oroscopo, o sul fatto che se vedi una stella cadente ed esprimi un desiderio poi si avvera, ma mi interessa molto trascorrere intere serate (sul tardi, perchè altrimenti la luce è troppo forte per vedere le stelle chiaramente) al cospetto di Dio. Tuttavia, è chiaro che poichè la realtà è un segno, appena ho visto la stella ho pensato ai miei amici. Più precisamente, ad un Amico in particolare, il quale mi ha permesso di averne tanti altri e di essere più me stessa. Più figlia dei miei genitori, più amica dei amici, più tutto, cento volte di più tutto. Ci sono alcuni volti che mi richiamano, mi ricordano che io ho un incredibile bisogno di esser fatta. Io sono perchè c'è qualcuno che continuamente mi fa essere. "Io sono Tu che mi fai". Vedendo la prima stella, ho pensato intensamente ai volti dei miei amici, ho desiderato ardentemente di essere con loro, perchè quando sono con loro sono facilitata a vedere la realtà nella sua vera sostanza. Sono facilitata a vedere il vero valore delle cose. E - me ne sono resa conto solo oggi - non mi scandalizzo più se qualcuno, o potrei essere io stessa, dice che fa qualcosa o va da qualche parte perchè ci sono gli amici. Un amico vero è un volto che ti richiama alla verità di te stesso, e cioè che tu sei perchè un altro ti vuole, un Altro ti vuole bene. E' la più grande delle evidenze: non ci facciamo da soli. Di questo me ne sono accorta appunto contemplando il cielo stellato stanotte. L'avevo sentito dire un sacco di volte, ma adesso ne ho fatto esperienza!
Ho incontrato degli amici, come Diego, che sono incredibilmente appassionati alle stelle. Bersanelli, Filippetti... tutta gente che vede le stelle alla luce della vera Stella. E' veramente incredibile, puoi rimanere solo stupito (e non stupefatto!) da quello che possono farti vedere. Si può guardare il più bel cielo stellato e non trattenerne nulla. E' la riprova che tutto parte dall'iniziativa di un Altro perchè se non c'è qualcuno che ti fa vedere ciò che già c'è, tu non puoi imparare, è a questo che servono i maestri! O meglio, è da questo che si vedono i VERI maestri.
Mi viene in mente un incontro che ha tenuto il mio suddetto amico Diego a Terracina con alcuni amici di gs, organizzato dal mitico Agostino (un altro dei volti che mi richiama al reale). L'incontro più precisamente era sul desiderio di Felicità in Leopardi. Il punto è che io e Leopardi vogliamo la stessa felicità, la stessa di Cicerone, Pirandello, Euripide e i miei compagni di scuola. Perfino lo stesso di Hitler, Mussolini, Marx e tutti gli altri uomini. Cicerone del resto ci ha informato del fatto che "L'uomo desidera sempre qualcosa di divino e di infinito". Quel qualcosa che desideriamo, noi lo percepiamo intorno a noi, eppure non riusciamo a vederlo, a possederlo del tutto, ci accorgiamo che è nel mondo, ma pur possedendo il mondo non basta. Dunque chi sei Tu che se manchi, tutto, anche il mondo intero, non mi basta? Ma ci avete mai pensato voi a che significa quando dite la parola "desiderio"? Io non ci pensavo, finchè un amico non mi ha fatto notare l'etimologia latina (è in questi momenti che capisci perchè diavolo passi ore e ore sulle sudate carte a studiare tutte quelle assurde regole di latino!). Desiderio deriva dal latino de-sideribus: de come complemento di privazione e sideribus che vuol dire stelle. Dunque, il desiderio è una mancanza di stelle. Il desiderio cela nel profondo la tristezza più radicale: la mancanza di un bene assente. Quando sei triste, ti rendi conto anche di essere solo, fai davvero l'esperienza della solitudine, senti che la tua vita è dominata da un'assenza. E questo però, se sei leale con te stesso, ti spinge ad unirti a tutti gli altri uomini tristi come te, che provano la stessa sensazione. La solitudine generata dal desiderio dà origine all'unità. Quanto è bello l'uomo, e allo stesso tempo, quanto è difficile. Mi chiedo sempre se sia mai possibile essere ordinati senza una guida. Se non fossimo nel disegno più grande che qualcuno ha già fatto per noi, se non fossimo fatti per un destino buono, vivremmo, o sopravviveremmo? Se non fossimo certi di andare verso il bene, secondo me non ci prenderemmo neanche il disturbo di andare in bagno, o forse solo quello, perchè come dice un mio saggio amico, "con il tuo sforzo puoi andare solo al bagno". Anche lui è uno dei volti importanti... anche se quando fa queste battute perde punti. Secondo me, un amico vero si può definire come una stella luminosa, che si illumina ogni qualvolta può farti fare un passo avanti nella tua vita. Le stelle infatti, e questo è risaputo, per gli uomini di ogni tempo sono dei punti di riferimento. Camminare insieme ad un amico è il più bel punto di riferimento che si possa cercare! Io ho tanti amici con cui camminare, ho trovato le mie stelle, anzi, la Stella vera, "Colui che move il sole e le altre stelle". Sto parlando di Dio, ma non in senso astratto, in senso concretissimo. Sto parlando dei miei amici, dei loro volti, dei loro pregi e difetti, dei loro limiti e delle loro grandezze.
Trovandomi ancora a dover affrontare il secondo liceo, non ho avuto modo di leggere il Purgatorio di Dante, e tantomeno il Paradiso. Ma ho visto una mostra su quest'ultimo, quella realizzata per il meeting 2005 dall'Associazione "Centocanti"(
http://www.centocanti.it/template/contenuto.asp?IDFolder=178): "La gloria di Colui che tutto move". Mi ha colpito tantissimo, ogni singola cosa che veniva detta, ma in questo momento ritengo importante sottolineare un particolare. Mi sembra di aver capito che quando Dante arriva al punto di vedere Dio in faccia, e quindi la felicità - è quello che desiderano tutti, consciamente o inconsciamente - si trova davanti al riflesso di sè stesso. Può vedere il vero sè stesso, tutte le sue esigenze, i suoi desideri sono compiuti, il suo valore, il suo cuore è compiuto. La vera grandezza risiede in lui. All'inizio non avevo capito questa cosa, ed ero anche rimasta un po' delusa. Poi però ho capito. Uno fa tanta strada per vedere Dio in faccia, e finalmente, quando ci si trova davanti, non vede altro che il riflesso di sè stesso! Immaginate come ci si possa sentire grandi, straboccanti di gioia. Sei voluto così tanto, qualcuno ti vuole al mondo così tanto! Sei la possibilità per tutti di portare Cristo, che consiste di tutto, dà valore a tutto. Immagino che libertà abbia provato Dante in quel momento! Davanti a Dio, Dante capisce qual è la sua vera identità. Forse è l'unico momento in cui l'uomo non sente la sua sproporzione davanti a Dio perchè attraverso un'illuminazione divina la volontà di Dio e la sua sono perfettamente in armonia. Per questo credo che l'uomo desideri vedere Dio, perchè al suo cospetto possa sentirsi pienamente amato. Infatti è terribile, e allo stesso tempo fantastico, quando ci si trova davanti a qualcosa di bello, di grande, e percepirsi niente: un niente amato però. Davanti a Dio invece finalmente tutto il nostro valore è pieno. E' in virtù di questo che Cilla scrisse sul suo frigorifero "Cilla=niente". Non stava annullando la sua personalità come crederebbe qualunque "strizzacervelli" (se l'è strizzato lui il cervello così tanto da non vedere lo strato non superficiale delle cose). Stava esprimendo tutta la certezza che siamo amati, che Qualcuno ci vuole fortemente, che siamo amati per il nostro niente. Al triduo questa cosa è stata proprio evidente: ho capito che la fede diventa proprio vera e autentica quando percepisci che per te Dio è tutto. Quando ti trovi davanti a Lui perciò, per così dire, in piena simbiosi con Lui, non puoi che scoppiare di gioia... lo dice anche il mio amico Claudio Chieffo: "sento la vita che mi scoppia dentro al cuore, cammina l'uomo quando sa bene dove andare". Certi dell'amore di Dio e che andiamo verso di Lui, piena realizzazione di tutta la nostra mancanza, di tutto il nostro desiderio, certi che la nostra vita alla fine sarà dominata da una Presenza e non da un'assenza, camminiamo. Andiamo avanti, cresciamo. Finchè arriverà il giorno in cui finalmente Lo incontreremo. E così, la morte non può più fare paura.




Voglio ringraziare per tutte le cose che ho imparato oggi con una canzone che ho imparato quest'anno in vacanza. E' l'Angelus in africano. Quale modo migliore di trattenere tutta questa bellezza, se non affidandola alla Madonna?

SALELAKA MOKONZI
Salelaka mokonzi okoyoka ndel esengo
1. Bolingo bwa Nzambe boleki bonene, wana tindeli briso Yesu ntobikisi
2. Lolaka l'angelu loye Maria, nd'aboti Emmanuel Kristo Mosikoli
3. Mosaleli wa Nzambe nangi meli yo, mpo manso malobi yond'eyali nga

Traduzione:
Servi il Signore e sentirai gioia
1. Molto grande è l'amore del Signore per questo ci ha mandato Gesù Salvatore
2. L'annuncio dell'angelo Portò a Maria la nascita dell'Emmanuele Cristo, Colui che perdona
3. Il servitore del Signore accetta tutto ciò che Lui dice e Lo ama

Per sentirla, su youtube c'è un simpatico gruppetto di gs (o del clu?!?) di non so dove che la canta davvero con gioia.
 

August 18

My playlist

 
August 16

Cori da La Rocca

 
 
Cito il passo che per me è stato più significativo (VII Coro)
Quindi giunsero in un momento predeterminato,
un momento nel tempo e del tempo,
un momento non fuori del, ma nel tempo, in
ciò che noi chiamiamo storia: sezionando, bisecando
il mondo del tempo, un momento nel tempo
ma non un momento di tempo,
un momento nel tempo ma il tempo fu creato attraverso
quel momento: poichè senza significato non c'è
tempo, e quel momento di tempo diede il significato.
 
Metto anche il testo originale...
Then came, at a predetermined moment, a moment
in time and of time,
a moment not out of time, but in time, in what we call
history: transecting, bisecting the world of time,
a moment in time but not like a moment of time,
a moment in time but time was made through that
moment: for without the meaning there is no time,
and that moment of time gave the meaning.
 
 
 

Castrorock... roba seria!

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Castrorock Il ritorno...

 

Ragazzi siete stati davvero superlativi! Stavolta avete raggiunto davvero il top!

Ottimo come sempre Marco alla chitarra, che con la sua passione è capace di far apprezzare del sano rock pure a una classica come me; grazie a Michele, che malgrado dopo il primo brano ha avuto poca voce, ha sfruttato al meglio questa condizione dimostrando che non tutti gli imprevisti sono negativi (e devo dire che quel tono donava una certa classe all'atmosfera!); grazie a Daniele, per gli effetti e le tastiere, che per la sua semplicità si distingue sempre; grazie a Giuseppe, alla batteria, che - come ha detto il mitico Michele - si vede poco ma si sente molto, grazie a lui quadrano tutti i conti e nessuno va fuori tempo; grazie a Beatrice, ai cori, che stavolta ha usato il microfono giusto per lei e si è sentita benissimo (10+); e infine, ma non per importanza, grazie a Diego, al basso, che è il più fotogenico del gruppo, e anche se parla poco si vede che è un tipo in gamba!

A Michele comunque va un grazie doppio, se non triplo, perchè con il suo fascino travolgente è riuscito a rendere divertente anche un piccolo momento di crisi verificatosi praticamente alla fine dello spettacolo (mancava una canzone e mezza)... Improvviso crollo di corrente... Però se l'è cercata, perchè ha dedicato il brano a coloro che non volevano che i The Roc suonassero lì... e al "c'è qualcosa che non va" BUM!!! con il mitico assolo - seppur brevissimo - del batterista.

Essendo la fan n°1 vi dico che questo è stato lo spettacolo meglio riuscito, perchè è stato eccezionale... Avede ecceduto al solito e siete andati oltre ogni previsione... al di là di ogni aspettativa!

Bravi ragazzi... alla prossima!

ps: saluti alla neo-presidentessa del fan club

August 11

Mo ghile mear

 
 
'Se/ mo laoch, mo Ghile Mear
'Se/ mo Chaesar Gile Mear
Suan na/ se/an ni/ bhfuaireas fe/in
O/ chuaigh i gce/in mo Ghile Mear

Grief and
pain are all I know
My heart is sore
My tears a'flow
We saw him go ....
No word we know of him...


A proud and gallant cavalier
A high man's
scion of gentle mean(?)
A fiery blade engaged to reap(?)
He'd break the bravest in the field
Chorus

Come sing his praise as sweet harps play
And proudly toast his noble frame
With
spirit and with mind aflame
So wish him strength and length of day
Chorus
August 07

La fede: un metodo fondamentale per la cultura e la storia

 
 
La fede: un metodo fondamentale per la cultura e la storia
 
 
 
July 13

Stelle

 
 
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"Uscimmo fuori a rivedere le stelle"(IF)
"puro e disposto a riveder le stelle"(PG)
"l'Amor che move il sole e le altre stelle"(PD)
 
Stelle... infinito de-siderio!!!
July 12

Vacanza GS Folgarida 2008

 
01/07/2000 Tracce
Vacanze
Il tempo della libertà
Luigi Giussani

«L’attesa delle vacanze documenta una volontà di vivere: proprio per questo non devono essere una “vacanza” da se stessi. Allora l’estate non sarà una interruzione o una proroga al prendere sul serio la vita» (Milano Studenti, 5 giugno 1964). Appunti di un dialogo prendendo un aperitivo con don Giussani, prima di partire per le ferie

Dai primissimi giorni di Gioventù Studentesca abbiamo avuto un concetto chiaro e semplice: tempo libero è il tempo in cui uno non è obbligato a fare niente, non c’è qualcosa che si è obbligati a fare, il tempo libero è tempo libero.
Siccome discutevamo spesso coi genitori e coi professori sul fatto che Gs occupava troppo il tempo libero dei ragazzi, mentre i ragazzi avrebbero dovuto studiare o lavorare in cucina, in casa, io dicevo: «Avranno ben il tempo libero, i ragazzi!». «Ma un giovane, una persona adulta» mi si obiettava «lo si giudica dal lavoro, dalla serietà del lavoro, dalla tenacia e dalla fedeltà al lavoro». «No» rispondevo, «macché! Un ragazzo si giudica da come usa il tempo libero». Oh, si scandalizzavano tutti. E invece... se è tempo libero, significa che uno è libero di fare quello che vuole. Perciò quello che uno vuole lo si capisce da come utilizza il suo tempo libero.
Quello che una persona - giovane o adulto - veramente vuole lo capisco non dal lavoro, dallo studio, cioè da ciò che è obbligato a fare, dalle convenienze o dalle necessità sociali, ma da come usa il suo tempo libero. Se un ragazzo o una persona matura disperde il tempo libero, non ama la vita: è sciocco. La vacanza, infatti, è il classico tempo in cui quasi tutti diventano sciocchi. Al contrario, la vacanza è il tempo più nobile dell’anno, perché è il momento in cui uno si impegna come vuole col valore che riconosce prevalente nella sua vita oppure non si impegna affatto con niente e allora, appunto, è sciocco.
La risposta che davamo a genitori e insegnanti più di quarant’anni fa ha una profondità a cui essi non erano mai giunti: il valore più grande dell’uomo, la virtù, il coraggio, l’energia dell’uomo, il ciò per cui vale la pena vivere, sta nella gratuità, nella capacità della gratuità. E la gratuità è proprio nel tempo libero che emerge e si afferma in modo stupefacente. Il modo della preghiera, la fedeltà alla preghiera, la verità dei rapporti, la dedizione di sé, il gusto delle cose, la modestia nell’usare della realtà, la commozione e la compassione verso le cose, tutto questo lo si vede molto più in vacanza che durante l’anno. In vacanza uno è libero e, se è libero, fa quello che vuole.
Questo vuol dire che la vacanza è una cosa importante. Innanzitutto ciò implica attenzione nella scelta della compagnia e del luogo, ma soprattutto c’entra con il modo in cui si vive: se la vacanza non ti fa mai ricordare quello che vorresti ricordare di più, se non ti rende più buono verso gli altri, ma ti rende più istintivo, se non ti fa imparare a guardare la natura con intenzione profonda, se non ti fa compiere un sacrificio con gioia, il tempo del riposo non ottiene il suo scopo. La vacanza deve essere la più libera possibile. Il criterio delle ferie è quello di respirare, possibilmente a pieni polmoni.
Da questo punto di vista, fissare come principio a priori che un gruppo debba fare la vacanza insieme è innanzitutto contrario a quanto detto, perché i più deboli della compagnia, per esempio, possono non osare dire di no. In secondo luogo è contro il principio missionario: l’andare in vacanza insieme deve rispondere a questo criterio. Comunque, innanzitutto, libertà sopra ogni cosa. Libertà di fare ciò che si vuole... secondo l’ideale! Che cosa ne viene in tasca, a vivere così? La gratuità, la purità del rapporto umano.
In tutto questo l’ultima cosa di cui ci si può accusare è di invitare ad una vita triste o di costringere ad una vita pesante: sarebbe il segno che proprio chi obietta è triste, pesante e macilento. Dove macilento indica chi non mangia e non beve, perciò chi non gode della vita. E dire che Gesù ha identificato lo strumento, il nesso supremo tra l’uomo che cammina sulla terra e il Dio vivente, l’Infinito, il Mistero infinito, col mangiare e col bere: l’eucarestia è mangiare e bere - anche se adesso tanto spesso è ridotta a uno schematismo di cui non si capisce più il significato -. È un mangiare e un bere: agape è un mangiare e bere. L’espressione più grande del rapporto tra me e questa presenza che è Dio fatto uomo in te, o Cristo, è mangiare e bere con te. Dove tu ti identifichi con quel che mangi e bevi, così che, «pur vivendo nella carne io vivo nella fede del Figlio di Dio» (“fede” vuol dire riconoscere una Presenza).

 
 

Anticipazione Tracce n. 7, luglio/agosto 2008

Editoriale

Il compito delle vacanze


C’è sempre un aspetto carico di fascino nelle vacanze. Don Giussani lo richiamava spesso, con quella formula che sbaragliava gli schemi e inchiodava di colpo a una responsabilità impensabile: «È il tempo della libertà». Ovvero il momento in cui, liberi da obblighi e costrizioni, nelle scelte si fa venire a galla quasi impercettibilmente ciò a cui si tiene davvero. Altro che disimpegno, insomma. Semmai, il contrario. E chi legge Tracce lo sa bene, perché queste parole tornano praticamente a ogni estate.
Stavolta, però, c’è un fattore in più: la coincidenza con il percorso della Scuola di comunità. Si è partiti a inizio anno con la fede, si è arrivati alla soglia delle ferie lavorando proprio su quella parola: libertà. È sinonimo di soddisfazione. Di compimento del desiderio. Di rapporto con l’infinito. Ed è anche un test, una verifica inoppugnabile della fede. Perché è solo dal riconoscimento di Cristo presente che può sgorgare un’esperienza del genere. Esperienza, non discorso. Cristo non ci spiega la libertà: la fa accadere in noi. Impossibile non sperimentarla. Impossibile non respirare a pieni polmoni, quando accade.

Ma se è così, che cosa vuol dire, allora, che le vacanze sono «il tempo della libertà»? A un gruppo di amici che è andato a trovarlo subito prima dell’estate, don Julián Carrón ha detto - con tono scherzoso, ma contenuto serissimo -: «Queste sono le vacanze: che uno scopra il Mistero risorprendendo Lui all’opera tra noi. Per cui il compito che ci diamo per queste vacanze è che a settembre, quando ci ritroviamo, ci dobbiamo raccontare fatti, cose che ci sono capitate e che ci hanno fatto sorprendere di Lui all’opera».
Fatti. Cose accadute. Perché per sorprendersi della Sua presenza, basta essere veri con ciò che vediamo accadere. Intorno e dentro di noi. Basta riconoscerLo all’opera. Nella realtà, non fuori. Se accade quella corrispondenza impensabile, se il respiro si allarga, se facciamo esperienza di quella soddisfazione che alla fine non lascia in bocca il retrogusto amaro della disillusione, ma il gusto di un compimento almeno iniziato, è inevitabile che ce ne accorgiamo. E più la libertà accade, più la desideriamo. Perché quel gusto, una volta assaporato, è irresistibile. Bisogna fare violenza a se stessi per preferire altro. E bisogna andare contro la propria natura per non domandare che diventi più familiare - e amico - Chi rende possibile quell’esperienza, Chi la sta facendo accadere.

Il respiro della vita viene da lì, sempre. «Sia che mangiate, sia che beviate». In montagna con gli amici o sulla spiaggia con un libro in mano. Oppure, magari, servendo a tavola tra i padiglioni del Meeting, dove centinaia di adulti e ragazzi fanno ogni estate - ogni vacanza - quella sorprendente esperienza di libertà che si sperimenta consegnando il proprio tempo all’opera di un Altro.
Il respiro della vita viene da lì. Da Lui. La vacanza è un’occasione unica per accorgersene. E cominciare a sceglierLo.

 

Anticipazione Tracce n. 7, luglio/agosto 2008

Vacanze

Alla scoperta del tempo più nobile dell’anno

La vacanza? È un momento privilegiato, diceva don Giussani, «perché
uno si impegna come vuole col valore che riconosce prevalente
nella sua vita. Oppure non si impegna con niente, e allora è sciocco».
Dalla “comitiva” di Cometa a due gruppi di Scuola di comunità
(passando per una famiglia di Madrid), quattro testimonianze
semplici e concrete del modo più bello di vivere l’estate. E la libertà   


di Paola Bergamini


Tempo di vacanza. Infine liberi dal lavoro, dallo studio, dalla routine degli impegni che scandiscono la vita di tutti giorni. Non si è più obbligati a fare niente… se non ciò che si desidera. E qui si gioca la partita. Si può farlo “passare”, riempiendolo di esperienze, emozioni che normalmente non è possibile provare; e alla fine diventa solo una fuga dalla realtà che al massimo fa dire «peccato, sono finite». Oppure… Oppure è un tempo pieno, denso, carico. Cioè, l’occasione preferenziale per sorprendere e approfondire nei rapporti con gli amici e nella realtà ciò per cui si vive, ciò per cui tutto l’anno ti sei mosso, ti sei alzato, sei andato a lavorare, a studiare eccetera. O svuoti la giornata in una affannata rincorsa di cose da fare, magari anche piene di buone intenzioni, o lasci che ogni istante sia riempito da ciò che il cuore desidera e che si rivela. Ma allora che differenza c’è con il resto del tempo? In fondo, nessuna, se non che entra in gioco in modo ancora più preponderante la propria libertà, si esce allo scoperto. Non si può barare. La scelta del luogo, gli amici con cui andare, come organizzare la giornata, persino la preghiera, il riposo risplendono di questa scelta di libertà di fede. E accadono incontri, fatti inaspettati.
Abbiamo chiesto ad alcuni amici di descrivere le loro vacanze. Preparazione e svolgimento. Sono testimonianze semplici dove emerge, secondo modalità differenti, questo desiderio di lasciar spazio a ciò che il cuore desidera.

> Il testo integrale è in Tracce n. 7, luglio/agosto 2008

:-(

(¯`v´¯) 
  `·.¸.·´
  ¸.·´¸.·´¨) ¸.·*¨) 
 (¸.·´ (¸.·´ .·´¸¸.·´¯`·-> Mi hai abbandonata...
 
 
 
July 07

Atto D'amore Ada Negri

Atto d'amore

 

Non seppi dirti quant'io t'amo, Dio
nel quale credo, Dio che sei la vita
vivente, e quella già vissuta e quella
ch'è da viver più oltre: oltre i confini
dei mondi, e dove non esiste il tempo.
Non seppi; - ma a Te nulla occulto resta
di ciò che tace nel profondo. Ogni atto
di vita, in me, fu amore. Ed io credetti
fosse per l'uomo, o l'opera, o la patria
terrena, o i nati dal mio saldo ceppo,
o i fior, le piante, i frutti che dal sole
hanno sostanza, nutrimento e luce;
ma fu amore di Te, che in ogni cosa
e creatura sei presente. Ed ora
che ad uno ad uno caddero al mio fianco
i compagni di strada, e più sommesse
si fan le voci della terra, il tuo
volto rifulge di splendor più forte,
e la tua voce è cantico di gloria.
Or - Dio che sempre amai - t'amo sapendo
d'amarti; e l'ineffabile certezza
che tutto fu giustizia, anche il dolore,
tutto fu bene, anche il mio male, tutto
per me Tu fosti e sei, mi fa tremante
d'una gioia più grande della morte.
Resta con me, poi che la sera scende
sulla mia casa con misericordia
d'ombre e di stelle. Ch'io ti porga, al desco
umile, il poco pane e l'acqua pura
della mia povertà. Resta Tu solo
accanto a me tua serva; e, nel silenzio
degli esseri, il mio cuore oda Te solo.

Ada Negri

July 06

One Vision - QUEEN

ONE VISION

 

"God works in mysterious ways,
mysterious ways"
One man one goal one mission,
One heart one soul just one solution,
One flash of light yeah one God one vision
One flesh one bone
one true religion
One voice one hope
One real decision
Wowowowo gimme one vision
No wrong no right,
I'm gonna tell you there's no black and no white,
No blood no stain
All we need is one world wide vision
One flesh one bone
One true religion
One voice one hope
One real decision
Wowowowo oh yeah oh yeah oh yeah
I had a dream
When I was young
A dream of sweet illusion
A glimpse of hope and unity
And visions of one sweet union
But a cold wind blows
And a dark rain falls
And in my heart it shows
Look what they've done to my dream
So give me your hands
Give me your hearts
I'm ready
There's only one direction
One world one nation
Yeah one vision
No hate no fight
Just excitation
All through the night,
It's a celebration wowowowo yeah
One flesh one bone
One true religion
One voice one hope
One real decision
Gimme one night
Gimme ione hope
Just gimme
One man one man
One bar one night
One day hey hey
Just gimme gimme gimme
One vision
Fried chicken!

 

"Dio opera in modi misteriosi,
modi misteriosi"
Un uomo, una meta, una missione,
Un cuore, un'anima una sola soluzione,
Un lampo di luce, sì, un Dio, una visione
Una carne, stesse ossa
Una vera religione
Una voce, una speranza
Una vera decisione
Wohwohwohwoh, datemi una visione
Niente di sbagliato, niente di giusto
Ti dirò che non c’è nero e non c'è bianco,
Niente sangue, niente vergogna
Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è una visione totale
Una carne, stesse ossa
Una vera religione
Una razza, una speranza
Una vera decisione
Wohwohwohwoh, oh sì, oh sì, oh sì
Ho fatto un sogno
quand’ero giovane
Un sogno di dolce illusione
Un barlume di speranza e unità
E visioni di una dolce unione
Ma soffia un vento freddo
E cade una pioggia oscura
E nel mio cuore si vede
Guarda cos’hanno fatto al mio sogno
Quindi, datemi le vostre mani
Datemi i vostri cuori
Sono pronto
C’è solo una direzione
Un mondo, una nazione
Sì, una visione
Niente odio, niente guerra
Solo eccitazione
Per tutta la notte,
È una celebrazione wohwohwohwoh sì
Una carne, stesse ossa
Una vera religione
Una voce una speranza
Una vera decisione
Datemi una notte
Datemi una speranza
Datemi solo
Un uomo, un uomo
Un bar, una notte
Un giorno, ehi ehi
Datemi solo, datemi, datemi
Una visione
Pollo fritto!

 

Grazie a Michele, Marco, Giuseppe, Diego, Beatrice e Daniele per avermi fatto scoprire questo brano dei Queen...


July 03

Libera- Stay with me

 
 
You are everything I know
Whichever way I go
Forever stay with me

You are everything I know
Whichever way I go
Forever stay with me

Venite angeli
Cantate Domino
Laudate

You see me through
Whenever I'm afraid
However far away
Forever comfort me

Venite angeli

Cantate Domino
Laudate

Stay with me

Stay with me

You're on my side
Whichever way I choose
In everything I do
Forever stay with me

Venite Angeli
Cantate Domino
Laudate

Venite Angeli
Cantate Domino
Laudate

Stay with me


July 02

Cilla.... Ho fatto una grande scoperta, una ragazza piccola e grande!

Maria Letizia (Cilla) Galeazzo Giovane laica ciellina

Testimoni

18 agosto 1961 – 5 luglio 1976


«Quella è una fascista», mormora un giovanissimo extraparlamentare, barba a cespuglietto, ammiccando verso una ragazzina in blue-jeans. «Un giorno o l’altro bisognerà darle una lezione». «Non è fascista», ribatte un altro extra stringendosi nelle spalle. «E una che ha le sue idee, e non ne ha paura».
La ragazzina si chiama Maria Letizia Galeazzo, per gli amici «Cilla». Ha un carattere deciso, saldo, e ha voglia di lottare. Quando c’è uno sciopero scolastico, con relativi picchetti, e gli altri se la fanno sotto dalla paura, lei muore dalla voglia di andare a scuola. E riesce sempre a passare, sfiorando i baffi dei giovani leninisti e proclamando: «La libertà, c’è o non c’è per tutti?».
E’ nata il 18 agosto 1961. Quando aveva pochi anni, papà ha trapiantato la famiglia a Montemagno, dov’è medico condotto. Per una decina d’anni Culla è cresciuta tra le colline del Monferrato. Sono verdi e bellissime per chi le guarda. Ma per i contadini che s’arrampicano su con la vanga in spalla, sono un’altra cosa. Basta che per un mese la pioggia non cada, e la terra dura si screpola e si spacca. La fatica si fa penosa, il fato corto. Sulle colline di Montemagno, di Viarigi, di Refrancore, i contadini non cantano. Zappano e sudano, silenziosi come minatori.
Nella grande casa, Cilla ha fatto i primi giochi con il ricettario di papà. Strappava i foglietti bianchi, e li stendeva in terra in strisce lunghe. «Sono le strade», diceva. E per quelle strade galoppava con la fantasia. Un’anziana signorina le contò un giorno le storie dei missionari, e lei disse: «Quando sarò grande, farò la missionaria in cielo». L’anziana signorina sorrise. Tanti bambini dicono frasi così, chissà perché.

Quindici a uno
Poi papà comprò i cavalli da corsa. Fece un piccolo allevamento. E Culla imparò a cavalcare, faceva le corse col fratello Cico. I contadini che tornavano con la vanga in spalla mormoravano tra i denti: «È figlia di signori, lei».
La scuola media va a frequentarla ad Asti. Sono tempi di contestazione. L’autorità sembra bruciare sulla pelle degli studenti come un ferro rovente. Discutono e rifiutano tutte le leggi. In pratica, molti si impongono da soli altre leggi di ferro, che si chiamano «conformismo di sinistra», «menefreghismo», «camaleontismo».
Nella terza media che Cilla frequenta, quindici alunni si sono dichiarati comunisti. Gli altri sono stati zitti. Lei sola dice: «Io sono cristiana». Nelle assemblee si accendono discussioni terribili. Lei tiene testa fin che può, e torna a casa esausta.
Si è proclamata cristiana, ma in un componimento confessa: «La religione io non la possiedo ancora con fermezza. Però ho tanto desiderio di dissipare questi dubbi che vorrei morire».
Si innamora delle poesie del Pascoli. Dopo aver letto L’ora di Barga scrive: «Le stesse impressioni le può ricevere ognuno di noi, che almeno in un momento della vita è uscito dalla routine di tutti i giorni, e si è soffermato a contemplare un ‘ape, un fiore, e si è reso conto con smarrimento di quanto sia enorme la realtà che ci circonda, di quanta pace e serenità siamo circondati senza accorgersene... Il Pascoli mi aiuta a scoprire il fantastico gusto delle microscopiche cose».
All’esame finale di terza media le danno il tema: «Dialogo nel cimitero delle macchine». Lei descrive la delusione e la stizza di una superba Rolls-Royce finita tra i rottami. Poi le fa dire da una piccola utilitaria: «Non temere di essere fissa nel fuoco della fonderia. Ti trasformeranno in due utilitarie, e potrai servire alle persone più umili».
Ottobre 1975. Cilla si iscrive all’Istituto Magistrale di Asti. E assegnata alla Prima A. E una splendida signorinetta, ormai: la personcina svelta, il sorriso scanzonato, i capelli biondi a casco che fanno criniera svolazzante quando va sparata sul motorino. Sulle primissime pagine del diario scolastico, sotto la dicitura «Note e appunti per i primi giorni di scuola», scrive: « Voglia di vivere e di non essere più sola. Voglia di senti re una musica e di non piangere. Voglia di guardare il cielo e di entrare in un futuro migliore. Voglia di essere finalmente io».

L’incontro che sconvolge tutto
24 ottobre 1975. fl primo tema che le viene assegnato quest’anno è intitolato: «Gli aspetti del mio carattere che mi piacciono e quelli che non mi piacciono». Scrive: «Non mi piaccio neanche un po’. Molte volte mi pesa la solitudine che il mio carattere ha creato attorno a me. Sono molto nauseata del mondo che mi circonda, e nonostante la mia giovane età avrei voglia di uscirne nascondendomi magari nel più remoto angolo della terra».
Eppure il suo carattere deciso, volitivo, le sta procurando molti ammiratori. Anche gli extraparlamentari che dichiarano scioperi e picchettano le entrate, che la chiamano «fascista», riconoscono in lei una ragazza che ha il coraggio delle sue idee, una coscienza limpida come il diamante.
Novembre. Alcune amiche di scuola, iscritte al movimento Comunione e Liberazione, l’invitano a pregare con loro. Cilla ci sta. Pregano le «Ore» nei corridoi della scuola, dieci minuti prima delle lezioni.
Poi Cilla accetta di partecipare a una «giornata dell’annuncio» a Torino. Scopre il movimento CL nella sua sostanza, «amicizia vissuta nella fede e nella Chiesa», e scopre la preghiera.
Scrive: «Senza neanche accorgermene, ho iniziato a vivere la comunità nel nome di Cristo. E stato ed è meraviglioso per me vedere gente di età, sesso, carattere diversi, vivere insieme, veramente uniti non dal cameratismo, ma da qualcosa di molto più grande e incapibile, che tuttavia c’è, è presente in tutti i movimenti della nostra vita». E ancora: «E la prima volta che prego così. Credo di aver perso una delle cose più importanti della vita».
La comunità di Torino, che è stata l’occasione di «ritrovare la fede» (come lei dice), verrà sempre chiamata da lei «la fonte». «Tornava a Torino come all’origine, alla fonte della sua storia» scrive don Silvino, suo confessore.
Comincia la missione di Cilla. Sarà brevissima, nove mesi. Lei non lo sa, ma si spende con una generosità, un impegno, che sembrano presagire la fine imminente. Una sua intima amica, Angioletta, che viveva con lei nel movimento CL, scrive: «Il suo più grande desiderio, da quando aveva incontrato il Signore, era di non essere sola a vivere quell’esperienza così forte e così vera. Voleva vivere la comunione con i suoi, fino in fondo, e per questo chiedeva il nostro aiuto. E stata per noi una sorpresa e una gioia vedere comparire mese dopo mese tutta la famiglia: suo padre, sua madre, suo fratello,sua sorella. Questo era segno della sua testimonianza in casa, ed era come se essi venissero a cercarla e a vedere che cosa la rendeva sempre più dolce e più piena di gioia di vivere».

Ventidue voti sono
Dicembre 1975. Elezioni scolastiche. La lista dei «rossi» va fortissimo. In tre ragazze di CL formano una lista di studenti cattolici. Dibattiti, accuse, contraccuse. Di «cristianelli» ce ne sono tanti tra i banchi, ma che abbiano voglia di «rischiare» ce ne sono pochi.
13 dicembre. È sabato, vigilia delle elezioni. Durante un’ora di scuola, Rossana scarabocchia sul diario: «Ci pensi lunedì a quest’ora? Saremo vive o morte? Con la figura da cretine o no? Tristi o felici?». Cilla si vede arrivare il diario sotto il naso, legge, poi con la biro risponde sulla stessa pagina: «Non ci pensare, quel che sarà sarà; una cosa è certa, io non ho tanta fifetta così. Siamo nel giusto, e questo ci deve essere di conforto e aiuto».
14 dicembre, domenica. Cilla descrive l’avvenimento con parole asciutte, in una lettera a Massimo: «Ho trascorso l’intera giornata a scuola. Ci sono state le elezioni e il conseguente spoglio fino a notte abbastanza tarda. Mi guardavano con ironia e compassione, e contemporaneamente con una sorta di rancore freddo e di esultanza anticipata per la vittoria... 154 voti per la lista numero 1 contro i nostri 22 voti. Frecciatine, insulti. Non mi sono sentita abbattuta, ma solo un po’ amareggiata perché pochissimi ci hanno capiti, e tra questi pochissimi, tanti hanno preferito starsene a casa. Tutta la nostra fatica, il nostro lavoro dissolversi in 22 voti. Nonostante tutto, io sono decisa a continuare a combattere, a piangere, a ridere per quello in cui credo. Signore, quando guardandomi attorno un giorno ti ringrazierò di avermi fatto esistere?».
Dopo lo spoglio dei voti, telefona a Rossana i risultati, e commenta: «22 voti sono 22 anime che cercano con noi la verità».
C’è una gioia grande che sta esplodendo in lei. Don Silvino racconta: « Un giorno mi disse: non ho mai provato una ‘goduria” così grande e antica, da non poterla tenere per me., da doverla dare a tutti, prima di tutto alla mia famiglia». Sul libretto delle «Ore», dove sono contenuti i salmi e le preghiere che l’accompagnano lungo il giorno, ha scritto: «Grazie Signore, grazie perché ci sei, perché sei vicino a me, perché mi metti intorno gente così meravigliosa, perché mi hai messo nel cuore una dolcezza così fantastica, perché ti amo, perché so che Tu mi ami, perché ti vedo nella gente, nella mia gente. Grazie, Signore!».
23 gennaio 1976. Cilla è operata di appendicite. Il cappellano dell’Ospedale Civile di Asti, don Luigi Prato, va a farle visita. Dice: «Ho incontrato un ‘anima forte e semplice, come vuole il Vangelo». Ma di quella piccola operazione chirurgica rimane un documento strano, un biglietto firmato dal dottor Morra e da suor Teresa Colombo. Dice: «Io sottoscritto dott. Morra dichiaro che il giorno venerdì 23-1-76, la paziente Maria Letizia Galeazzo in attesa nella sala pre-operatoria di subire l‘intervento di appendicectomia cantava “In comunione” e “Che siano una cosa sola “». Perché Cilla scrisse quel biglietto e lo fece firmare?
Battaglia per le strade
Pasqua 1976. A Moneglia (Genova) Comunione e Liberazione ha organizzato alcuni giorni di Esercizi Spirituali. Cilla ci va. Sono un momento di grossa maturazione. Da questo momento la preghiera si spingerà molto a fondo nella sua vita. Mamma la sorprende seduta sul letto, a meditare e a sottolineare le parole dei salmi, contenute nel libretto delle «Ore». In una lettera a Tullio, così accenna a quei giorni: «Tre giorni, che per me sono 15 anni. Mi hanno fatta parlare con Gesù, ma veramente io e Lui. Un giorno io dissi che non avrei più amato nulla, neanche la vita, e ora io prego il mio Signore perché il mio amore così piccolo sia sempre di più come il Suo così grande, sempre più limpido, sempre più aperto al mondo intero. Sapessi quanto amo la vita adesso, anche solo perché il Signore me l’ha data».
Maggio-giugno 1976. Per le strade e le piazze d’Italia si combatte la battaglia elettorale. E meno fragorosa di altre volte, ma è più intensa. C’è in tutti la sensazione che il comunismo sia dietro l’angolo, che la DC abbia finito il suo tempo. Si è quasi rassegnati alla vittoria dei marxisti. Cilla non è rassegnata. Alcuni giovani di Comunione e Liberazione si presentano come candidati nelle liste della Democrazia Cristiana: pochi, ma decisi a far rinascere la speranza di un progresso nella giustizia e nella libertà, a lanciare all’Italia un nuovo discorso cristiano sull’uomo e la società.
Di giorno, i giovani «ciellini» girano tutta Asti con un altoparlante per chiamare a raccolta cristiani e non cristiani. Di notte si va ad attaccare manifesti. Si trovano fianco a fianco, nelle stesse vie, con scale e rotoli di manifesti sotto il braccio, giovani marxisti e giovani cattolici. Vola qualche insulto, perché la battaglia li schiera gli uni contro gli altri. Ma in fondo si rispettano: sono tutti ragazzi che rubano le ore al sonno per un’idea, mentre i borghesi russano.
I risultati delle votazioni danno ancora un po’ di ossigeno al-la democrazia. Gli Italiani hanno paura del salto nel buio, e firmano un’ultima cambiale di fiducia alla DC. Ma i margini sono ristrettissimi: o i democristiani si schierano sul serio dalla parte della giustizia, oi comunisti saliranno sul ponte di comando. Tutti i rappresentanti di CL vengono eletti.
Giugno 1976. I ciellini di Torino organizzano un «campo di vacanza» a 5. Anna. Cilla vi si reca. Gli studenti se la ricordano ancora: «Sorridente, serena, ripeteva a tutti la sua gioia di vivere in compagnia del Signore». Un’amica ricorda: «Salendo la montagna, mi propose di recitare con lei il rosario».
Quando torna ad Asti, una ragazza le domanda: «Che hai imparato al campo?». E lei: «A fare silenzio, tanto silenzio in me». Ma è silenzio speciale, che le canzoni allegre non rompono, come i grilli non rigano il silenzio della notte. «La preghiera e il canto — ricorda ancora una sua amica — erano un atteggiamento costante della sua giornata».
E forse nel silenzio di 5. Anna, che Cilla fa «promessa solenne a Dio di essere povera». La prendono in giro per quella vecchia pelliccetta di coniglio spelacchiato, ma lei alza le spalle e scoppia a ridere. La sua ricchezza sono gli amici: Gesù, l’amico più grande, e poi tutti: quelli che incontra nei bar, nella libreria delle Paoline, nelle case, nella comunità CL. Al termine di una riunione, alcuni vogliono andare a casa perché non hanno portato il pranzo con sé. E lei: «Divideremo quello che abbiamo. Ce ne sarà anche per voi. Tra noi si fa sempre così». Un ragazzo che ha conosciuto a S. Anna le scrive raccontandole le sue difficoltà. Lei risponde: Non temere, coraggio! Dio ti ama quando fai pietà a te stesso».

Il temporale sulla collina
4 luglio 1976. In un momento di confidenza, Cila getta le braccia al collo a sua madre: «Mamma, lo sai che sento di amare tutti, proprio tutti ?».
5 luglio. Una corsa a Montemagno con il fratello Cico per incontrare alcuni amici «extraparlamentari». Una discussione estenuante, inutile. Alla fine Cila butta là: «Bene. Se non riusciamo a. capirci di qua, ci capiremo perfettamente in’ Paradiso». Sembra una stagione così lontana, il Paradiso: quei ragazzi hanno IS, 16 anni.
C’è. un forte temporale nell’aria. Uno di quei turbini che si abbattono sulle colline schiantando viti e alberi. Qualcuno dice a Cico e a Cilla che è meglio aspettare a ripartire: almeno che cessi la pioggia fitta, che limita la visibilità. Ma loro decidono di andare: Cilla, ad Asti, deve preparare i documenti per un viaggio in Polonia, in compagnia di amici. Con la pioggia che flagella i fianchi della macchina bisogna viaggiare a finestrini chiusi. Cilla e Cico, mentre si avviano per la lunga discesa verso Castagnole, cercano di vincere il frastuono dell’acquazzone cantando Adios con el corazon.
Ci sono tante curve scendendo dalla collina di Castagnole. Cico cerca di prenderle con discrezione. Al termine, il motore può riprendere a rombare. Ma proprio li, un camion sbuca dalla pioggia, un camion troppo veloce. Una frenata brusca, una sbandata, uno schianto.
Al pronto soccorso di Asti accorre anche il cappellano don Luigi Prato: «Sulla città imperversava un furioso temporale —ricorda. — Sul lettino della sala di medicazione vedo Cilla Galeazzo. Morta.
Sembrava impossibile: non una scalfittura, non un ematoma, non una ferita. Frattura cervicale, ed era nwrta. Quel viso sereno, quel senso di pace, quel non so che di impercettibile, che si stampa nella mente e non si può dimenticare, quasi fosse passata a salutarci».
C’era un popolo ai funerali. Gli «extra», con cui Cilla aveva discusso prima di partire, chiesero un po’ bruscamente ai ciellini di portare la bara fino alla porta della chiesa. Dispiace che dissero loro di no. Nel piccolo cimitero, che si srotola giù per la collina, c’era il vento, la gente e tanti fiori bianchi. I ciellini recitarono l’«Ora» accanto alla piccola fossa scavata nella terra rilucente. Il fossore piangeva come un bambino. Gli pareva la cosa più triste del mondo dover seppellire «quella ragazza bella». Anche la gente piangeva, e cantava.


July 01

Forever young...

Forever young
(Bob Dylan)
 
May God bless and keep you always,
May your wishes all come true,
May you always do for others
And let others do for you.
May you build a ladder to the stars
And climb on every rung,
May you stay forever young,
Forever young, forever young,
May you stay forever young.

May you grow up to be righteous,
May you grow up to be true,
May you always know the truth
And see the lights surrounding you.
May you always be courageous,
Stand upright and be strong,
May you stay forever young,
Forever young, forever young,
May you stay forever young.

May your hands always be busy,
May your feet always be swift,
May you have a strong foundation
When the winds of changes shift.
May your heart always be joyful,
May your song always be sung,
May you stay forever young,
Forever young, forever young,
May you stay forever young.
 

Traduzione:

Possa Dio benedirti e proteggerti sempre, possano tutti i tuoi desideri diventare realtà, possa tu sempre fare qualcosa per gli altri e lasciare che gli altri facciano qualcosa per te, possa tu costruire una scala verso le stelle e salirne ogni gradino, possa tu restare per sempre giovane per sempre giovane per sempre giovane, possa tu restare per sempre giovane. Possa tu crescere per essere giusto, possa tu crescere per essere sincero, possa tu conoscere sempre la verità e vedere le luci che ti circondano, possa tu essere sempre coraggioso  stare eretto e forte  e possa tu restare per sempre giovane  per sempre.  Possa tu restare per sempre giovane, possano le tue mani essere sempre occupate, possa il tuo piede essere sempre svelto, possa tu avere delle forti fondamenta quando i venti del cambiamento soffiano, possa il tuo cuore essere sempre gioioso, possa la tua canzone essere sempre cantata, possa tu restare per sempre giovane ,possa tu restare per sempre giovane

 


June 30

Dantismo

Ultimamente ho imparato qualche terzina...
 
La gloria di colui che tutto move
per l'universo penetra, e risplende
in una parte più e meno altrove
 
poca favilla gran fiamma seconda
 
tu proverai sì come sa di sale
lo pane altrui, e com'è duro calle
lo scendere e l'salir per l'altrui scale
 
considerate la vostra semenza:
fatti non fosti a viver come bruti
ma per seguir virtute e canoscenza
 
le cose tutte quante
hanno un ordine, e questo è forma
che l'universo a Dio fa somigliante
 
State contenti, umana gente al quia
chè, se potuto aveste veder tutto
mestier non era parturir Maria

Scuola di comunità

Ci sono alcuni punti che mi hanno colpita molto...
 
 
  1. Non è padronanza il rapporto fisico: non puoi penetrare una persona fino alla radice dell’anima, mentre se la guardi o se la pensi quando è lontana, la possiedi fino alla radice dell’anima.
  2. La vita dell’uomo consiste nell’affetto che principalmente lo sostiene e nel quale trova la sua più grande soddisfazione(San Tommaso)
  3. La libertà è la disponibilità attiva e affettiva a vedere riproposta in tutti i tuoi rapporti quella eccezionalità e quella grandezza di rapporto che ha costituito il tuo primo incontro
  4. La legge morale è questa: ciò che porta al destino
  5. Il lavoro è l’applicazione, e quindi l’impegno personale, alla realtà della coscienza, dell’affettività e dell’operosità costruttiva dell’uomo che vive la fede
  6. La ragione è coscienza della realtà secondo tutti i fattori che la convogliano al suo destino

 

  

"Sento la necessità di una svolta nel trattare le cose quotidiane, che significa non considerarle più come risultato di una mia bravura, ma ringraziamento perchè mi sono regalate da un Altro" (Alessandra).

June 23

Stellina

June 22

Estote Fortes

Estote fortes
Luca Marenzio
 
Estote fortes in bello,
et pugnate cum antiquo serpente.
Et accipietis regnum aeternum.
Alleluia.
 
 
Traduzione:
Siate forti in guerra,
 e lottate contro l'antico serpente.
E riceverete il regno eterno.
Alleluia
June 15

Una semplice parolina

Ciao Laura...Ciao...
Ti illumina la giornata un semplice "Ciao"!

Solo lo stupore conosce

 

Quando ascolto la Sonata per arpeggione e pianoforte di Schubert non posso fare a meno di augurarmi che lo sviluppo del cammino di ciascun uomo raggiunga la medesima perfezione espressiva – armonica e melodica – di questo capolavoro.
La musica, così intensamente carica e vibrante di dolcezza, senza nessuna pretesa di impressionare, si svolge discretamente, accettando di nascere da ciò che c’è, quasi obbedendo a qualcosa d’altro che non l’effluvio dei pensieri del compositore.
E proprio in questa obbedienza, nell’amorevole approfondirsi del rapporto con ciò che è dato,
Schubert scopre il Mistero e si avvicina alla perfezione.

Metafora della vicenda umana:  ognuno di noi è fatto perché la sua vita raggiunga una perfezione di armonia e melodia.
Da che cosa può nascere la gioia se non da questa obbedienza? Perché l’armonia è un’obbedienza:
Chi riconosce ciò per cui è fatto, chi desidera la perfezione della sua vita, la chiede, la segue, le obbedisce.
Il secondo movimento di questa Sonata è un' appassionata e tenace domanda.

Mi immagino Schubert teso alla bellezza e alla perfezione in quello che scriveva, disponibile al vero e al bello.
E quale atteggiamento dell’uomo è rivelatore di questa disponibilità, che è pure l’unico modo per conoscere veramente?
Innanzitutto lo stupore.
Lo stupore è lo sguardo contemplativo, è la conseguenza dell’unico modo di abbracciare veramente un fatto, un avvenimento, un incontro.
 
“I concetti creano gli idoli, solo lo stupore conosce”
(Gregorio di Nissa)
 
Abbracciando il vero e il bello la nostra persona si costruisce. La personalità è data dalla coscienza del fine, da un giudizio sulle cose, dalla coscienza del rapporto delle cose con il fine, e dalla libertà come adesione, come energia che fa aderire al fine della propria azione.
 
Dall'introduzione di Luigi Giussanani
dal libretto incluso nel CD della Collana "Spirito Gentil"
   
 
Grazie a Daphne
June 11

Sintesi del programma

All’inizio di quest’anno scolastico mi è stato proposto lo scopo di verificare che Gesù è ragionevole per la mia vita, e visto che io vivo un’amicizia proprio in virtù di questa certezza, questo tempo mi è stato utile ad approfondire ancora di più il mi rapporto con Gesù.
Abbiamo “fissato” delle condizioni per conoscere la realtà e poi giudicarla. Prima di tutto occorre essere realisti, cioè partire dalla realtà stessa, e non da un progetto che io ho già in mente. In secondo luogo c’è bisogno di usare la ragione nell’approccio alla realtà, e di quest’aspetto mi ha colpito il concetto di ragione che mi è stato offerto: “la ragione è la capacità di rendersi conto della realtà secondo la totalità dei suoi fattori”. Mi ha colpito perché ho imparato a muovermi in modo diverso, soprattutto nello studio, e soprattutto mi è stato utile per capire che la ragione deve essere aperta, quindi valutare tutto, non chiusa e rivolta solo ad un particolare; infatti noi vogliamo conoscere tutto e per ciò che sia di meno non ci fermiamo e la nostra ragione non trova la sua soddisfazione. E’ vero che la definizione mi aiuta a sorprendere quello che vivo, se non avessi imparato la frase a memoria, spesso farei tutto in modo diverso. Infine, ho scoperto la differenza tra moralismo e moralità: il moralismo richiede coerenza, ed effettivamente per me è faticoso, e credo sia falso per la posizione umana; la moralità è invece l’atteggiamento che assumiamo di fronte alla realtà, e chiede una conversione del cuore. Mi sono accorta che la moralità è più giusta rispetto al moralismo (oltre che ultimamente più comoda) perché spesso sbaglio, e mi perderei un sacco di cose se rimanessi attaccata a un giudizio sbagliato che do, che automaticamente si trasformerebbe in un pregiudizio. Tenendo presente questi tre fattori, l’oggetto che noi vogliamo conoscere quindi è Gesù. Per verificare che Lui sia ragionevole per la mia vita, c’è bisogno che io faccia un confronto con le esigenze del mio cuore, e vedere se vi è una corrispondenza. La cosa che mi colpisce è che non si può arrivare ad una “conclusione”, perché Gesù è un fatto che accade, anzi, riaccade ogni giorno, perciò questa verifica dovrebbe essere continua. Lo strumento che abbiamo dentro di noi, anche se non ce lo siamo creato da soli, è il cuore, che ha le stesse esigenze e gli stessi desideri del cuore di tutti quanti gli uomini. E’ infatti proprio il cuore il criterio con cui possiamo giudicare ciò di cui facciamo esperienza: facciamo un’esperienza non quando proviamo una cosa, ma, appunto, dopo averla giudicata. Vivendo mi sono accorta che il mio cuore vive in attesa di qualcosa di talmente grande che anche se ho tutto non mi basta, e mi sono resa conto che ciò che solo colma le attese del mio cuore è Cristo, che anche se mi faccio mille progetti sulla mia vita, è l’unico che riesce a stupirmi sempre, a far accadere qualcosa di ancora più grande di ciò che aspettassi.
Nella seconda parte dell’anno, che ho trovato ancora più sorprendente, abbiamo approfondito che rapporto c’è tra ragione e rivelazione. Già nei precedenti anni scolastici, ma in particolare in quest’anno, in cui con latino e greco mi sono trovata a studiare molto autori nati prima di Cristo (quindi, la rivelazione di Dio), avevo intuito che il mio cuore fondamentalmente chiede ciò che chiede il loro. Soprattutto nei greci emerge tantissimo questa cosa, perché loro cercavano in tutto la perfezione, nella scrittura, nell’arte, nella filosofia, e perciò nel loro approccio alla realtà partivano dall’ideale (cioè dall’immagine di una cosa quando è compiuta) per arrivare alla realtà, che si accorgevano che fosse limitata. Questo loro atteggiamento mi colpisce e lo ammiro molto, perché si può dire quasi che la cultura greca, avendo costantemente e tragicamente in qualche modo invocato Dio, sia stata una lunga profezia. Per aiutarci nel giudicare questo atteggiamento, ci è stato proposto un brano del “Fedone” di Platone, di confrontare l’Ulisse omerico e l’Ulisse dantesco, e poi di paragonarlo a Giacobbe. Ulisse mi ha colpito più di tutti, probabilmente perché in quest’anno è stato per me oggetto di studio in molti ambiti. Ho molto approfondito l’umanità di questo personaggio, che mi ha davvero esterrefatta, e mi ha affascinato anche la visione in chiave cristiana che si ha su di lui. Nell’epos omerico, Ulisse rappresenta l’uomo astuto, intelligente, coraggioso e dalla mente poliedrica (“uomo dal multiforme ingegno”), e incarna nel modus vivendi dell’uomo greco il coraggio, l’ardimento e la forza d’animo. E’ capace di adattarsi a tutte le circostanze, e determina le imprese in base alla sua volontà e al suo ostinato e insaziabile desiderio di conoscenza, e proprio questa sete lo spinge a compiere le cose che fa, volendo ad ogni costo spingersi oltre i limiti posti alla conoscenza umana. E’ l’eroe dell’Odissea, ma anche uno dei principali fautori della sconfitta di Troia, fu lui infatti a concepire il noto “inganno del cavallo”. Tornerà finalmente alla sua amata Itaca dopo dieci anni di peripezie, sterminerà i Proci che gli avevano sperperato i beni e umiliato moglie e figlio. A questo punto darà inizio al suo viaggio alla volta delle “Colonne D’Ercole”. Poteva essere punito per mille motivi, perché ne aveva combinate di tutti i colori, invece no. Non viene punito per il desiderio del suo cuore di andare oltre, di scoprire qual è che significato nascosto che c’è oltre la realtà e di cui la realtà è segno, ma perché ha l’assurda pretesa di scavalcare il suo limite con le proprie forze. Avrebbe dovuto accettare che fosse il Mistero stesso a presentarsi a lui, e in questo suo degnissimo desiderio c’è un grande dramma, infondo Dio sarebbe arrivato tantissimo tempo dopo. In una parola, Ulisse viene punito per la sua presunzione. Platone è già meno presuntuoso, e Giacobbe ci mostra l’atteggiamento della nostra continua lotta alla scoperta del Volto che ha questo Mistero. La nostra vita infatti tutto un grido a questo Oltre: “Fatti vedere!”.
Tutte queste testimonianze mi hanno fatto capire quale sia proprio la radice del rapporto tra ragione e rivelazione, è proprio il paradosso umano: alla fine si arriva alla conclusione che o la risposta stessa alle nostre domande ci si fa incontro, o rimaniamo senza risposta. Il vertice della ragione è proprio ammettere che Dio ci si faccia incontro, perché noi non possiamo avere la pretesa di possederlo, di conoscerlo totalmente, di imprigionarlo in un’immagine che ci facciamo di Lui. L’unico problema è che essendo umani abbiamo la tendenza a voler dare un volto al significato della nostra vita, e in questo caso ci creiamo degli idoli. Ciò accade quindi quando abbiamo la pretesa di affermare una nostra teoria sulla realtà. Mi è capitato molto spesso di assumere questo atteggiamento, e mi sono accorta che a lungo andare può portare solo alla delusione (perché mi illudo di aver risolto tutti i miei problemi) e alla noia (perché prima o poi mi accorgo che non è ciò che corrisponde alle attese del mio cuore).
Ma la cosa che senza dubbio mi ha aperto di più il cuore, è stata la terzina del secondo canto del Purgatorio di Dante: “State contenti, umana gente al quia; chè se potuto aveste veder tutto, mestier non era parturir Maria”. Ho capito che l’uomo può sforzarsi quanto vuole a cercare il mistero con le sue forze, ma Ulisse ci testimonia che così si è destinati a perdere. La nostra ricerca è inconsistente se non è il Mistero stesso a rivelarsi. Soprattutto, ho imparato a fare attenzione anche al più piccolo dei particolari della mia vita, perché tutto richiama Dio. Tutta la proposta cristiana è esemplarmente e poeticamente sintetizzata in tre versi.
Anche per questo argomento, per poterlo giudicare, abbiamo “fissato” dei criteri.
Prima di tutto la nostra ragione deve ammettere che l’ipotesi di una rivelazione sia possibile; poi ci accorgiamo facilmente che quest’ipotesi è la più conveniente per la nostra vita; infine questa rivelazione deve presentarsi in modo che l’uomo possa percepirla, e da parte nostra deve esserci l’umiltà del non dire “Ho capito tutto!” perché è assurdo, ma dobbiamo lasciare aperto il nostro cuore perché possiamo conoscere il Mistero ogni volta di più.
Nella mia vita, prima che Dio mi fosse venuto a cercare, a chiamare, sinceramente non l’avevo mai cercato più di tanto, infatti più di presunzione, io potrei essere accusata di viltà. Io L’ho accolto nella mia vita, e chiedo sempre di essere capace di farlo tutti i giorni, perché a volte non si presenta secondo i miei schemi, e infatti è proprio stupida la mia pretesa di voler rendere finito l’Infinito.
Non sapevo però cosa mi stessi perdendo!

La gloria di Colui che tutto move

"La gloria di Colui che tutto move"
 
Ciao a tutti.
All'università di lettere di Cassino (in sede Via Zamosh) i ragazzi del Clu hanno proposto una mostra sul paradiso di Dante (presa dal meeting 2006).
Perchè non andiamo a vederla tutti insieme? C'è anche Paola Pagano a guidarla, e secondo me potrebbe essere una proposta interessante.
Io ho aiutato a montarla e ho visto un po' di che si tratta, e fidatevi se vi dico che è forte. In più hanno collaborato alla realizzazione dei pannelli Stefano Nembrini e Roberto Olmo, che sono venuti a farci la testimonianza due anni fa in vacanza.
L'ultimo giorno in cui è possibile vedere la mostra è venerdì fino alle 18.00, perciò affrettiamoci! Indicativamente, diamoci appuntamento per giovedì pomeriggio verso le 5. La durata della guida è di circa mezz'ora/tre quarti d'ora.
Ci vediamo lì.
Ciao
 

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Dec. 24
Emanuelawrote:
ciao!!sn qll rompiscatole di tua sorella!!I think your not interesting about it but you have to know that I love you!!I just want to thank you to be so fantastic! you're the only one who cares me!! if you need I shoulder to cry on I am here!
love ur sister!!
Aug. 2
Chiarawrote:
scusa il ritardo....voglio solo dirti grazie..........è stato bellissimo stare in stanza insieme!!!!!non dimentikerò l'aiuto ke mi hai dato......grazie.....tvb.........tua in Cristo
July 31
Giorgiawrote:
ciao la!sono passata da qst parti e dv dire ke il tuo blog è molto bello.
cmq ank se ci siamo conosciute da poco alla vacanza di gs mi 6 già molto simpatica...6 una ragazza piena di entusiasmo e a volte mi fai quasi paura...sembri nn fermarti mai!...vabbe 1 abbraccio....

°°°GIORGIA°°°
July 24
my contestTi va d partecipare???


May 18